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Si trova
arroccato sulla vetta di un colle a 360 metri sul
livello del mare, a trenta chilometri da Arezzo sulla
strada per Città di Castello. L'antico nome della
cittadina è Mons Herculis, un nome che rimanda la
memoria di antichi riti pagani che si celebravano in
questi luoghi. Dei recenti studi, hanno messo in luce il
persistere di una ritualità pagana, manifestatasi con
immersioni parziali nell'acqua del torrente Afra; un
rito da parte di gestanti che intendevano procurarsi una
protezione divina per il parto e avere latte abbondante
per il nutrimento del nascituro.
Il
territorio: occupato per una buona metà da boschi cedui,
castagneti e pascoli, si estende per un'area di circa 29
kmq nella Val Tiberina. Fu un centro feudale; si aggregò
alla provincia di Perugia nel 1927, ma il comune tornò a
far parte della provincia di Arezzo nel 1939. Monterchi
era un feudo dei marchesi del Monte Santa Maria, che nel
1194 lo cedettero in accomandigia al comune di Arezzo
insieme a tutto il plebato di Sant'Antimo in Val
Tiberina, di cui anche Monterchi faceva parte; nei primi
decenni del XIV secolo se ne impadronirono il vescovo
aretino Guido Tarlati e suo fratello Pier Saccone. Il
dominio della famiglia Tarlati durò fino al 1440,
quando, in conseguenza della vittoria fiorentina ad
Anghiari, l'ultima reggente, che si era schierata con i
Visconti, venne spodestata e Monterchi entrò a far parte
dello stato fiorentino. Pochi anni dopo (forse nel
1460), in memoria della madre nata a Monterchi, Piero
della Francesca vi compì il meraviglioso affresco della
Madonna del Parto, che diventerà oggetto di singolare
venerazione. Il paese subì un grave terremoto nel 1917.
Nel passato l'attività economica di Monterchi è stata
quasi esclusivamente incentrata sulla pastorizia, sullo
sfruttamento del bosco (castagne) e sull'agricoltura:
accanto alle colture tradizionali della vite, dei
cereali e dei legumi. Agli inizi del secolo ha
acquistato importanza la coltura del tabacco,
conservatasi sino ai nostri giorni. Insieme ad essa
ancora oggi il bosco, l'allevamento di suini con
l'avicoltura e l'agricoltura, che fornisce frumento,
olio, vino, patate e pomodori, continuano a costituire
le maggiori risorse economiche di Monterchi. Le
tradizioni locali, in parte ancora vive, offrono vari
motivi di interesse. Il più evidente è quello
gastronomico: ogni anno, la quarta domenica di Settembre
si svolge la "Sagra della Polenta con le Salsicce e i
Fegatelli". La crescente popolarità di questa festa deve
essere ricercata oltreché negli ottimi cibi, tipici di
un’economia rurale, anche nelle attrazioni costituite
dai canti e dalle danze, che costituiscono momenti
folcloristici di elevata suggestione. |