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Questa
cittadina, situata su un colle, ha origini antiche e,
sotto i Camaldolesi, si è sviluppata come libera
comunità. Caratteristico è il suo aspetto quando vi si
giunge dalla piana del Tevere. Una strada rettilinea, la
così detta “Ruga” o “Borgo della Croce”, divide in due
parti l’abitato: quella sinistra – la più antica, di
origine medioevale – caratteristica per la disposizione
concentrica dei gradoni di costruzioni, che si
inerpicano intorno al colle del castello, del palazzo
comunale e della badia; quella di destra,
cinquecentesca, nobilitata dal grande complesso di
Palazzo Corsi. Questo è un edificio privato, attualmente
smembrato dalla Galleria che vi fu costruita
nell’Ottocento. Alla sua origine aveva sul retro un
ampio giardino e un teatro, emblemi di una residenza
nobile del Cinquecento. Nel 1104 Anghiari, da sede di
armati, divenne Badia camaldolese per volere
testamentario del signore del luogo (Bernardino di
Sidonia). Intorno alla Badia sorsero poi varie
abitazioni civili, che furono il nucleo urbano
originario. Attualmente si evidenziano gli insediamenti
urbanistici settecenteschi: da una parte verso Monteloro
(dove fanno spicco il plesso che insiste attorno a
Palazzo Corsi e lo stupendo Teatro delle muse, oggi
Teatro comunale); dall’altra, lungo la via Trieste, che
segue l’antico fossato del castello medievale salendo
alla chiesa della Propositura, un bel esempio di stile
neoclassico.La parte moderna di Anghiari si articola
nell’insieme di ville signorili, situate sulla destra
del colle, che digradano verso la pianura e la zona di
S. Stefano. Anghiari è città legata storicamente e
culturalmente alla battaglia che vi si combatté alla
fine di giugno del 1440, quando i Fiorentini vi
sconfissero i Milanesi con una strategia bellica di
grande abilità, come da parte di alcuni storici locali
si cerca di dimostrare, sulla base di certi documenti
che pare in parte confutare quanto dichiarato da
Machiavelli. Infatti se l’illustre afferma che al
termine della giornata ci fu soltanto un morto, e per
giunta in seguito a una caduta da cavallo qualcuno è di
parere contrario e parla di numerosi morti e di
spostamenti di truppe fatti secondo strategie consumate.
A quei tempi nella penisola il dominio del Papa si
estendeva come una fascia a dividere il Nord dal Sud e
aumentava continuamente la sua potenza. |
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In questo
contesto i Visconti, che tramite matrimoni si erano
creati una folta ragnatela di alleanze cercano di
conquistare la Toscana per avere un facile accesso al
Sud e di conseguenza uno sbocco nel mar Mediterraneo,
punto nevralgico per i commerci. Si arriva così a questa
battaglia, che rappresenta la massima espansione
viscontea nell’Italia centrale. La battaglia fu di
grande importanza, se Leonardo fu incaricato di
rappresentarla in una parete del salone dei Cinquecento
a Firenze. Anche Rubens ne fu affascinato quando
ispirato da Leonardo immortalò le gesta di quei
guerrieri che, combattendo e morendo, segnarono il
destino di questa parte di Toscana. Firenze, grazie alla
vittoria conseguita, poté appropriarsi della ricca terra
tiberina e di una vasta gamma di produzioni, che
andavano dai tessuti, alle armi, alle materie coloranti.
Forse derivato loro dalla visione quotidiana della
pianura ai piedi del paese e dal pensiero che ancora
forse su di essa si agitino gli spiriti di quei
guerrieri, che probabilmente furono anche nella mente di
Piero quando in Arezzo affrescò le battaglie di
Costantino e di Eraclio. A suggellare la memoria di
questo evento, ai piedi della collina di Anghiari rimane
un’edicola con una lapide in cui è incisa la cronaca di
Machiavelli tratta da una pagina delle storie
fiorentine. |